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Archivio Maggio 2007

A Brindisi «rampa di lancio» contro la fame nel mondo

14 Maggio 2007 Nessun commento


Annunciato l?ampliamento della locale Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite ? Una base strategica per le emergenze che ha assistito ogni anno in media 30 Paesi e inviato 2.000 tonnellate di aiuti
? Sheeran, direttore del Programma alimentare mondiale : «più sforzi per archiviare le foto di quei bambini con i pancini gonfi»

BRINDISI ? Potenziare gli interventi nelle emergenze che si verificano nel mondo. Parte da questa esigenza l’accordo sottoscritto dal Programma alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e dal governo italiano che prevede l?ampliamento della Base di Pronto intervento Umanitario dell?Onu (Unhrd) che ha sede nell?aeroporto militare di Brindisi. Un annuncio dato oggi dal nuovo Direttore Esecutivo del Pam, Josette Sheeran, e dal sottosegretario alla Difesa Giovanni Forcieri.

Il ministero della Difesa ha messo a disposizione delle Nazioni Unite gli spazi della vicina ex Base Usaf di San Vito dei Normanni, 15 ettari, il 12% dell?intera superficie, che consentiranno di potenziare le possibilità di stoccaggio e custodia dei materiali necessari nelle primissime fasi delle emergenze (tende, magazzini prefabbricati, materiale sanitario, biscotti ad alto contenuto energetico). I costi per la ristrutturazione dei nuovi spazi (5 milioni di euro) saranno finanziati dal governo italiano e cioè dal ministero degli Affari Esteri-Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo.

«Sconfiggere la fame nel mondo ? ha detto il nuovo capo del Pam ? è possibile perchè possediamo know-how, possediamo la scienza, la tecnologia, la logistica». Sheeran ha auspicato la collaborazione di tutti i popoli del mondo «di tutte le singole persone, al di là dei governi». Basta solo pensare «che è possibile cambiare o salvare una vita umana con appena 40 euro all anno o 34 dollari all?anno».
Il Pam, la più grande agenzia umanitaria del mondo, ogni anno fa fronte ai bisogni nutrizionali dei più poveri sfamando una media di 90 milioni di persone, inclusi 58 milioni di bambini affamati, in almeno 80 paesi poverissimi del pianeta. Risponde rapidamente alle emergenze, grazie alla nuova rete di depositi che ha creato, sul modello di Brindisi, in Ghana, negli Emirati Arabi, in Malesia e a Panama. Dal 2000 la base di Brindisi ha assistito in media 30 paesi e inviato 2.000 tonnellate di aiuti.

Il contributo speciale di cinque milioni di euro per la ristrutturazioni degli edifici di San Vito dei Normanni si aggiunge a quello che la Direzione generale italiana per la cooperazione allo sviluppo destina ogni anno al Pam per la gestione della base di Brindisi. «Gli equilibri geopolitici ? ha detto Forcieri ? si spostano e mutano» e la Base di San Vito dei Normanni «un tempo in uso alle forze armate americane, si è trasformata, con un forte simbolismo, da avamposto del mondo occidentale nella guerra fredda a avamposto della comunità internazionale nella lotta alla povertà, all?emergenza, al bisogno delle popolazioni minacciate dalle crisi umanitarie». E in questo momento storico, secondo Forcieri, la pace e la stabilità vanno perseguite «attraverso un sistema complesso e completo di strumenti politici, diplomatici, economici, culturali e, quando e se necessario, anche militari».
Nel corso della cerimonia di annuncio dell?ampliamento è stata sottolineata l?importanza della base di Brindisi, che grazie alla collocazione geografica e alle infrastrutture di cui dispone consente all?Onu di attingere agli stock di cibo e di altri materiali pronti per essere distribuiti, nel giro di 24-48 ore, alle popolazioni nelle emergenze umanitarie, siano esse causate da disastri naturali o, come sempre più di frequente accade, da crisi e conflitti armati.

trattto da GAZZETTADELMEZZOGIORNO.IT

Riferimenti: AIAS CEGLIE

Sostegno ai familiari che si prendono cura dei familiari non autosufficienti

14 Maggio 2007 Nessun commento


Presentazione della Carta Europea

Il convegno si propone di mettere in evidenza la necessità di promuovere e di sviluppare con urgenza, in Italia come negli altri Stati Europei, politiche sociali e servizi dì supporto
ai familiari che si prendono cura di un congiunto particolarmente
grave che necessita di assistenza continuata nell?intero arco della giornata.In Europa le persone con disabilità sono 50 milioni, di cui più dell?85% vive in famiglia. Nel nostro Paese ci sono 2.800.000 persone disabili e quasi tutte vivono in famiglia.Numerosi sono i familiari che lavorano e che affrontano tutti i giorni non solo i problemi inerenti alla vita professionale,
ma anche le difficoltà legate al lavoro di cura e di assistenza
al congiunto che necessita di assistenza continuata nell?intero arco della giornata.A questo scopo l?AIAS, COFACE -Handicap e l?U.F.HA insieme
con altre associazioni di famiglie europee che hanno particolarmente a cuore questa problematica, in linea con gli obiettivi della Commissione Europea, hanno redatto la Carta Europea ?Supporto al familiare che si prende cura di un familiare non autosufficiente?. Essa è stata concepita come uno strumento utile e agile, suddiviso in 10 punti, da proporre alle Istituzioni Europee e Nazionali, alle Organizzazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie
ed alle parti sociali al fine che siano opportunamente tenuti in considerazione i bisogni del familiare ?caregiver?.La Carta Europea vuole soprattutto contribuire alla conciliazione della vita familiare con l?attività di cura e con quella professionale mediante il riconoscimento giuridico del lavoro di cura. Inoltre, intende favorire il mantenimento dell?occupazione e l?eventuale reinserimento o ripresa dell?attività
lavorativa, la possibilità di progressione di carriera per i familiari lavoratori, insieme ad una migliore qualità di vita per il familiare non autosufficiente.

patrocinio
On. RomanoProdi Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Rosy Bindi Ministro della Famiglia
On. Livia Turco Ministro della Salute
On. Paolo Ferrero Ministro della Solidarietà Sociale
On. Emma Bonino Ministro delle Politiche Europee
On. Cesare Damiano Ministro del Lavoro
On. Barbara Pollastrini Ministro delle Pari Opportunità
Riferimenti: CARTA EUROPEA

OGGI SUL SITO AIAS SI PARLA DI UN ALTRO SUCCESSO DI MOCCIA: HO VOGLIA DI TE

13 Maggio 2007 Nessun commento


Sono trascorsi circa due anni dagli eventi narrati nel precedente episodio ed il lettore assiste al ritorno a Roma del protagonista, Step, il quale ha trascorso questo periodo a New York, in una sorta di esilio volontario dovuto ad una serie di situazioni emotive problematiche, quali la fine della travolgente storia d’amore con l’ex fidanzata Babi, la tragica morte di un caro amico ed il conflittuale rapporto con la madre.

Ad aprire nuove prospettive per l’amareggiato Step è l’incontro con Gin (diminutivo di Ginevra), una ragazza bella e decisa, con un piglio totalmente opposto rispetto allo snobismo di Babi; inizia così, da un banale incontro presso un benzinaio, un’appassionata storia d’amore tra i due. Tuttavia quando, invitato ad una festa da un vecchio amico, il ragazzo si ritrova faccia a faccia con l’intrigante Babi, tutta la situazione sembra nuovamente in bilico. Tentando di riprendersi dalla sorpresa, Step si lascia andare all’alcol e ai ricordi nostalgici dei momenti passati con lei, con la ragazza dolce e innocente che una volta gli era così vicina. Tuttavia molte cose sono cambiate durante il tempo trascorso, tra cui lo stesso approccio di Babi, più sfacciata e sicura di sè, tanto da trascinarlo via, conducendolo nei pressi di una spiaggia. Lì, sotto la pioggia, comincia addirittura a provocarlo; lui in un primo momento è entusiasta, subito dopo, però, pensando a Gin, vorrebbe tirarsi indietro, anche se Babi, ormai distesa su di lui, glielo impedisce. Al termine delle effusioni, Babi, con fare impassibile, gli annuncia il suo imminente matrimonio e finalmente Step si rende conto che i cambiamenti di Babi sono stati talmente radicali da snaturare il loro rapporto, di cui non rimane altro che il ricordo, il ricordo di quell’amore dolce e tenero che lo aveva fatto volare tre metri sopra il cielo.

A questo punto Step, sentendosi colpevole, decide di confessare il suo tradimento a Gin, implorandone il perdono, mandandole addirittura un mazzo di rose rosse con al centro una rosa bianca, in segno di scuse, ottenendo, tuttavia, solo un deciso rifiuto. Nel frattempo il giovane viene a conoscenza di nuovi retroscena su Gin e sul loro primo, casuale incontro. Infatti, leggendo il diario di lei, scopre che la ragazza era perdutamnente innamorata di lui, lo amava addirittura a distanza, quando ancora Step frequentava Babi, senza che lui se ne fosse minimamente reso conto. Ad esasperare la situazione contribuisce il lutto per la morte della madre di Step, la quale era diventata anche buona amica di Gin; all’incontro durante il funerale, i due amanti non si scambiano una sola parola, visto che Gin, nonostante sia profondamente affranta, ritiene prematuro perdonare il tradimento di Step. Il libro termina con l’immagine del giovane che scrive su tutto il muro di fronte alla casa dell’innamorata: “HO VOGLIA DI TE”.

TRATTO DA WIKIPEDIA.IT
Riferimenti: GUARDA IL TRAILER SU YOUTUBE

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13 Maggio 2007 Nessun commento


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13 Maggio 2007 Nessun commento


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13 Maggio 2007 Nessun commento


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SANITA? ITALIANA: TRA SCANDALISMO E REALTA?. MANCA LA POLITICA!

13 Maggio 2007 Nessun commento


Da medicinademocratica.org

I carabinieri nelle corsie ospedaliere non sono un bel vedere!

Non certo perché i NAS non siano soggetti competenti a verificare lo stato igienico-sanitario delle strutture adibite alla cura dei cittadini ma perché rappresenta un?inutile intromissione, deleteria per l?immagine di un Servizio Pubblico, comunque, di qualità professionale ed etica inconfutabile

E? sgradevole assistere a tutta questa schizzoide operazione mediatica ed è paradossale che ogni anno gli stessi organi di ?dis? informazione ci portano a conoscenza di statistiche che assegnano al Servizio Sanitario italiano un posto onorevole, se non di eccellenza in alcuni casi, su segnalazione di organismi quali il Tribunale dei Diritti del Malato piuttosto di indagini Istat o di Istituti di ricerca. Altrettanto sgradevole e poco rispettosa del lavoro di migliaia di infermieri e medici, e di un?altra massa operante e disconosciuta, è stata la risposta della Ministra della salute Livia Turco, alla quale è bastato un ridicolo scoop scandalistico di un settimanale alla ricerca di lettori da erodere alla concorrenza, pare che non bastano piu? tette e culi da sbattere in copertina, per abdicare al proprio ruolo politico di tutore di strutture pubbliche e dei lavoratori e alla serietà politica che gli è riconosciuta. Va tutto bene nella sanità italiana? Certamente no, ma il quadro mediatico che ne è uscito è falso!

Cosa c?è da cambiare e migliorare?

Tanto c?è da fare e la Ministra, insieme ai Presidenti delle Regioni e assessori alla sanità delle Giunte di Centrosinistra (per natura o per forza di cose, vedi programmi con i quali l?unione ha battuto i privatizzatori folli del centrodestra) dovrebbero esserne a conoscenza se hanno dato ascolto, e acquisendone i contenuti, alle decennali battaglie e proposte di organismi collettivi di lavoratori, di sindacati, di associazioni nonché di esperti dei propri partiti.

Cosa hanno sempre fatto presente questo lungo elenco di folli difensori e propositori del Servizio Sanitario Pubblico (per capirci, cito faziosamente l?Associazione Medicina Democratica e il nostro periodico di operatori ?Lavoro e Salute?)? Intanto, un principio elementare e democratico, mai pienamente assunto se non come propulsore elettoralistico, che assegna la prima e piena titolarità ad esporre proposte in base alla quotidiana conoscenza dei fatti a chi professionalmente e contrattualmente è affidato il funzionamento quotidiano delle strutture funzionali al compito di cura e assistenza, cioè chi lavora!

Chi piu? di loro è competente e strettamente interessato al mantenimento del proprio posto di sostentamento? L?ovvia e logica risposta nulla vuol togliere al lavoro e al relativo peso degli studiosi come dei funzionari ministeriali e assessorili ma se a questi viene assegnato, dalla burocrazia piuttosto che dal mandato, un ruolo gerarchico predominante e istituzionalmente inconfutabile e impermeabile alle critiche di chi lavora sulle persone malate e di chi lavora alla prevenzione delle malattie allora comincia a lavorare il virus dell?inefficienza che dà voce allo scandalismo, mai fine a se stesso in quanto funzionale ad un disegno di sovversione degli spazi della legalità e del diritto alla salute.

Quindi, i problemi sono a monte e non a valle dove vince chi ha piu?potenza di fuoco, e ancora una volta dalla Riforma 833 del 1978 abbiamo potuto constatare, cara Ministra e cari assessori alla sanità del centrosinistra, che i fautori dell?attacco al cuore dell?inalienabile Diritto alla salute come Servizio pubblico ha eserciti finanziari come le case farmaceutiche con propri potenti strumenti di persuasione armata contro i popoli e amici sotto mentite spoglie come i grandi editori di media.

Cosa era, è e sarà, possibile fare per affrontare le storture del sistema pubblico che da sempre hanno prodotto episodi di malasanità; di inefficacia di una spesso buona programmazione locale; di estemporanee organizzazioni ospedaliere e distrettuali, di fatto, aggiustate in corso d?opera dalla professionalità e dall?impegno etico dei lavoratori a discapito della loro qualità di vita lavorativa a familiare; di burocrazie degli ambiti dirigenziali produttori a getto continuo di parassitismi e clientelismi di comodo deleteri per le relazioni interpersonali e sindacali.

Ad esempio, per rimanere al pietoso scandalo sputato dalle pagine dell?Espresso, dare facoltà effettive d?intervento agli organismi deputati al controllo interno, vedi i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che eserciterebbero funzione di autocontrollo del corpo dipendente e controllo dell?ambiente di cura. Un altro esempio, piu? riscontrabile, sono i Comitati Infezioni Ospedaliere (CIO), la professionalità degli infermieri coinvolti ha ridotto sensibilmente i danni per i pazienti, vedi in Piemonte.

Quindi, nelle poche realtà dove questi organismi hanno funzionato, nonostante i boicottaggi, molto forti verso i RLS, dei dirigenti ospedalieri e le deviazioni della burocrazia sindacale, i risultati sono evidenti, tanto è vero che i NAS non riscontreranno il catastrofismo mediatico.Ne siamo certi!

Però non siamo fiduciosi nella capacità di comprensione della realtà da parte della politica e della managerialità, Berthold Brecht docet:….. è la semplicità che è difficile a farsi.

Franco Cilenti.

TRATTO DA MEDICINADEMOCRATICA

Riferimenti: VISITA IL SITO MEDICINA DEMOCRATICA

I CATTOLICI IN PIAZZA PER IL FAMILY DAY

13 Maggio 2007 1 commento


In piazza San Giovanni il ?Family Day?, organizzato da un pool di associazioni (Azione Cattolica, Neocatecumenali, Comunione e Liberazione, Acli, Mcl e tante altre). Esultante Savino Pezzotta nel suo intervento conclusivo. Secondo gli organizzatori un milione e mezzo i partecipanti, secondo le forze dell’ordine 200mila. ?No? ai ?dico?
? Nella contromanifestazione organizzata dai ?laici? ha pesato l’assenza dei Ds

ROMA ? Non c’è nulla di più italiano della famiglia. Un luogo comune difficile da smentire alla luce del ?Family Day? andato in scena oggi a piazza San Giovanni. La risposta all?appello lanciato dal pool di associazioni cattoliche che ha promosso l?iniziativa è stata massiccia, andando ben oltre le più rosee previsioni. Centomila presenze ? avevano detto alla vigilia i portavoce dell?organizzazione ? sarebbe già un successo. Un milione e mezzo è il bilancio di fine giornata gridato con soddisfazione da Savino Pezzotta nel suo intervento conclusivo. Forse la verità è a metà strada. Secondo le forze dell’ordine c’erano 200mila persone.
Sono arrivati da tutta Italia con mezzi propri, pullman (3.000), treni (almeno 8 charter). Qualcuno ha raggiunto la Capitale grazie alla solidarietà di altri che hanno fatto la colletta per pagargli il viaggio. La piazza, complice il bel tempo (e un battage capillare degli organizzatori) ha cominciato a riempirsi di buon’ora. Un afflusso ordinato e colorato, mosso dalla collaudata regia di Azione Cattolica, Neocatecumenali, Comunione e Liberazione, Acli, Mcl e tante altre associazioni.
Mamme, papà, nonni e bambini, tanti bambini. «Non credevo – esclama il regista Pupi Avati ? che l?Italia esprimesse un numero di famiglie così demograficamente rassicurante».
Dal palco si propongono testimonianze di vita, interviste a giovani coppie, immigrati, over90 che non hanno voluto mancare l’appuntamento, profili delle associazioni, delle tante anime, che hanno dato vita a quello che è stato considerato anche dal punto di vista organizzativo «un grande evento». Ma si diffonde anche musica ? brani conosciuti da tutti, di Battisti, Celentano, Mia Martini, Laura Pausini. Canta Povia e la piazza si commuove nel vedere un video, documento inedito, di Papa Wojtila.
Ma anche la politica, esclusa dal palco e dagli interventi ufficiali, conquista il suo spazio. Arrivano presto Mastella e Fioroni, accompagnati dai rispettivi figli; circolano tra la folla e chiacchierano con chi li ferma (non mancano le critiche). Via via si aggiungono Fini, Casini, Buttiglione, Andreotti… Il centro-destra è rappresentato in forze. Attesissimo dai giornalisti Silvio Berlusconi che generosamente concede interviste a destra e a manca.
La giornata scivola via festosa e tranquilla. Nessun colpo di scena, nessun temuto blitz da parte di simpatizzanti dell?altro schieramento, quello che a piazza Navona, in contemporanea, ha celebrato il 33° anniversario della vittoria laica sul divorzio.
Si arriva all?epilogo. «Quella che si è svolta oggi è una manifestazione libera da ipoteche di partito, perché la famiglia è un bene di tutti» ribadisce, chiudendo la kermesse, il presidente del Forum delle associazioni familiari, Giovanni Giacobbe. E lancia un appello alla politica perché ascolti le voci che si sono levate dalla piazza. «Vogliamo fare della famiglia ? avverte Pezzotta ? una causa nazionale e stabilire il principio che ognuno deve poter avere i figli che vuole senza che ciò si traduca in un abbassamento del tenore di vita». E poi ancora la rassicurazione ripetuta più volte in questi giorni: «non abbiamo nessuna volontà di dividere il Paese, questa non è una piazza contro, non è una piazza guelfa, è una piazza degli italiani. Qui non si strumentalizza la religione, ma neppure le si vieta di orientare le coscienze». Sui Dico, pronunciati poco ma evocati molto oggi, Pezzotta non lascia però spazio a equivoci: «premiamo perché il Parlamento non li introduca per legge». «Sono storie di individui ? chiosa l?altra portavoce, Eugenia Roccella ? regolate da diritti individuali».

12/5/2007
TRATTO INTEGRALMENTE DA WWW.GAZZETTADELMEZZOGIORNO.IT
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13 Maggio 2007 Nessun commento


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13 Maggio 2007 Nessun commento


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